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![]() ~Pseudonimi: Pushorilla, Semola, Ermy. ~Shjla la pulciomezzacosa, in certi casi. ~Punk dalle sembianze glamour. ~Prossima alla soglia dei diciassette. ~Bassa e piatta. Il resto? Solo dettagli. ~Dei sette: vendetta, gola e lussuria. ~Respiro ormai l'aria di La Spezia. ~Dato che a Milano non si respirava. ~Due buchi per lobo, uno all'ombelico. ~Colleziono tartarughe, finte. Ne ho 32. ~Ossesionata dai bracciali d'argento. ~Impulsiva, languida, testarda, cinica. ~Artista nel sangue, liceale decaduta. ~Ascendente leone, scorpione. ~Zitella acida & incallita ad honorem. __________________________________ ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]()
![]() ![]() You represent... Anger. Mad at the world, eh? You have a tendency to...freak out easily. Overly emotional about everything, you're most prone to bouts of cruelty and moodiness. Other people may be afraid of the fact that you explode so easily, but at least you're honest... even if you're honest about not liking anything. What feeling do you represent? brought to you by Quizilla
this quiz by orsa ![]() You are Agent Smith, from "The Matrix." No one would ever want to run into you in a dark alley. Cold as steel, tough as a rock, things are your way or the highway. What Matrix Persona Are You? brought to you by Quizilla ~Andare a Capo Nord, in due. ~Ubriacarmi in un pub ad Edimburgo. ~Arrivare sana e lucida ai venti. ~Campeggiare alla piana di Rannoch. ~Rifarmi il piercing all'ombelico. ~Imparare il francese decentemente. ~Pubblicare la trilogia di Peltazion. ~Ripagare i torti subiti, tutti. ~Rivedere CERTE persone, forse. ~Andare ad un concerto dei Placebo. ![]()
aprile 2005 marzo 2005 dicembre 2004 Allucinazioni: Cesco, il poeta addetto ai caffè. Deliri condivisi: Blanche . Noir: verso il Rakuen. ![]() Me. Ma non sono così pacioccosa. ![]() layout © lysanda |
Scoglionamento. Non mi viene in mente altro da dire. Sono scoglionata e nauseata insieme e non so chi maledire questa volta, oltre me stessa s'intende. Pasqua è stata traumatica, ma non mi lamento oltre perchè c'è da considerare anche la cucina fantascientifica di mia nonna. Ciò nonostante, al ritorno dalle vacanze pasquali il mio piccì muore fra le mie mani senza che io possa salvarlo, ad opera del bastardissimo virus Nimda che non auguro a nessuno di prendere, nemmeno a M.L.. Ecco spiegato perchè scrivo soltanto ora sul blog...poi cosa altro è successo di saliente, interessante e intrigante? < mumbleggia > ah si, S. e R. saranno presto via in viaggio di fidanzamento a Garda, ma la versione ufficiale è senz'altro un altra. La zia veglierà sempre e comunque sui loro cuoricini palpitanti, questa è una promessa.
Ed ora la tragedia. Non so se siano state le mie controverse pensate oppure un intervento divino sulla mia materia grigia a farmi prendere questa decisione, ma sta di fatto che martedì lascio baracca e burattini, o più semplicemente navigli putrescenti e madri tiroidate per conquistare La Spezia, dalle sì graziose fogne a cielo aperto e l'arsenale in bella vista. Starò bene là. Devo stare bene, per forza. Altrimenti non avrò più nessuna alternativa per un futuro dignitoso, cosa che adesso mi riguarda più da vicino. E' scontato che non mi connetterò almeno per un paio di mesi, ed è altrettanto scontato che sarà dura sentire solo per telefono - sempre che il credito non risulti come al solito un problema vitale e di liquidità per il papo - certe persone che mi mancheranno un sacco, che mi sono state vicine e a cui dedicherò un cantuccio pulito e sicuro negli anfratti calcarei della mia buia mente perversa. Dunque un grazie speciale a: - S., per aver sbagliato nel migliore dei modi, seguendo la strada del cuore, e per esser riuscita a tornare indietro per me. - R., per essere il migliore mago imbellettato del cazzo e un amico splendido, insostituibile, e per sopportare le mie unghie. - J., per aver pensato nonostante tutto a me dall'alto dei suoi colli soleggiati, e per aver avuto la pazienza di un lupo.
- T., per aver condiviso le sue amarezze con le mie ed aver abbracciato il mio mondo, e per esserci stata, sempre. - MG., per avermi insegnato a credere nelle mie potenzialità ed aver avuto fiducia, e per aver reso fatata una giornata del cazzo. - G., per le ultime cose che è riuscito a dirmi. Anche altre persone hanno costellato le mie giornate con semplici saluti, pensieri, o battute, e nonostante non possa dire di conoscerle così a fondo, dedico anche a loro un sorriso sereno, uno dei pochi che ormai riesco a fare. Loro sanno perchè, almeno spero. WhiteChild ha perso il senno il:
Per chi non lo conoscesse, questo è Ratman - l'omino dalla faccia scimmiesca con le orecchie da topo, il baffo è l'ispettore Brakko. La storia del mio amato paladino è traumatizzante: dopo aver perso i genitori ad una svendita dei grandi magazzini, crescendo ha capito di esser stato prescelto per salvare il mondo, fra i tanti che lo fanno per vocazione; l'emblema del suo potere, il Topo, è nato essenzialmente dalla lettura di Topolino, giornalino mensile - o era settimanale? - che gli portava con diligenza il postino, Cinzia, che poi ritroveremo sotto altre spoglie nei numeri successivi del fumetto. Ratman ha un maggiordomo, come ogni supereroe che si rispetti: l'avaro e scaltro Arcibaldo. Ma il nostro eroe ha anche e soprattutto una predispozione genetica a dare senza voler ricevere nulla in cambio: con lui, il crimine non paga, mai, perchè offre Ratman. Il nostro ragazzo è come ultima cosa un sex simbol, non soltanto perchè ha qualcosa di grosso - e non è quello, pervertiti - ma perchè ha il fascino dell'uomo d'azione, del bravo ragazzo della capanna accanto, sempre che ci siano originari di Betlemme con la fissa del blog in giro per la rete. °__° '
Avrei il piacere di conoscere Leo Ortolani, il folle che l'ha ideato...se penso che per un pacco di tempo ho frequentato la nipote di un suo intimo amico mi viene la cirrosi. Ma d'altronde è risaputo che la iella è parte di me, oh si, ormai litighiamo anche la mattina per chi deve andare per prima in bagno. Basta vedermi ora, riversa sulla tastiera, a scrivere con l'indice dove diocanino si è consumato lo smalto, un tasto alla volta, ascoltando distrattamente i CSI. E' una di quelle serate, questa, che avrei veramente bisogno di addormentarmi fra le braccia di qualcuno a parlare fino a che qualcosa non mi faccia stare zitta. Invece ciondolo con gli occhi che mi si chiudono, pesanti, quasi gonfi dall'aria satura di essenza alla violetta. Sotto di me, sulla sedia, sul pavimento, dappertutto, sento scricchiolare i cereali di frumento che mangio ultimamente per pura noia, e che ovviamente, non ho voglia di togliere ora. Lontano, c'è il mio letto, per fortuna fatto, e ancora più in là, un calzino a righe viola. Penso che continuerò la serata cercando l'altro nei meandri della casa, prima che la depressione mi colga seriamente. Ah, quanto vorrei avere un maggiordomo anche io, un anima pia che mi racconti le favole la notte, pedini la gente e faccia i compiti al posto mio, che sappia preparare un buon caffè e stirare bene. WhiteChild ha perso il senno il:
Shine the headlight, straight into my eyes. Placebo – Teenage Angst WhiteChild ha perso il senno il:
Vorrei essere laggiù, vorrei essere parte di quella strada, essere dovunque in quel crepuscolo uggioso di fine dicembre. Ma mi basterebbe essere anche solo quella strada: andare, andare e non fermarmi più, non tornare mai indietro, senza sapere io stessa dove conduco, ma sicura di avere una fine, da qualche parte; una fine sicura, uno scopo, anche se sciocco, una meta dove consumare il mio asfalto, umido di pioggia, logoro di olio e petrolio vischioso. Si così, piena di buche, vecchia, perchè vissuta dal tempo e non dal traffico, poco frequentata, laggiù in quel bosco, magari anche nata così per caso in mezzo alla neve. La neve, triste, ovattata, silenziosa, fredda, sciupata dal vento, unica amica dopo il sole e l'autunno, poichè la primavera è distante quando gli effluvi del bosco in quello stesso lasso di tempo paiono più forti, tanto da confonderti. Assopirmi come un monolito antico fra il canto dei grilli e dei larici, e scrutare la luce della Polare, il volo della civetta, dabbasso, perchè nel terreno evoluta. Essere il testamento dell'uomo in quella nicchia ecologica, unica prova tangibile del suo ingegno in un divenire che contempla un passato - si spera - misericordioso con la ghiaia e il catrame che mi compete di diritto. E augurare la morte alle miriadi di auto che mi avranno sfruttato, e vedere i visi tesi degli automobilisti al volante, assorbire le loro sensazioni, nutrirmi dei loro ridicoli sorrisi. Perchè sarei stata la guardiana di quel tratto oscuro, io si, senza aver avuto altra scelta, vincolata a quella striscia di terreno denudato dalla vita; come una semplice strada, avrei guardato il mio orizzonte soltanto quando la neve non avrebbe più toccato la mia superficie, rimpiangendo quel tocco intimo, gridando la mia patetica storia al cielo grigio, gonfio di tempesta, e sparendo per sempre nella foschia. Dimenticata, sostituita, nascosta, sola, sporca.
Ma io non sono una strada. WhiteChild ha perso il senno il: C'è chi mi dava già per dispersa, o peggio ancora morta - ma White pare essere davvero immortale, e dopo essere sopravvisuta a capodanno, fra l'altro trascorso con Sora, che è tutta un programma, si prepara moralmente all'imminente pasqua. Ebbene, i pochi devoti che hanno ancora la mia vita a cuore si saranno chiesti oltretutto che cosa io abbia combinato in questi tre mesi e sarò celere nel rispondere. Nulla. O meglio, nulla di nuovo. La vita continua come il fluire monotono d'un rigagnolo inquinato di città: stesso sapore acre e putrido, stessa essenza grigia e deprimente, stessa labile potenza nello scavarsi un letto dove scorrere in santa pace e purificarsi dalle score radioattive. C'è chi poi fra i più si domanderà come fa un adolescente della mia stregua ad esser così pessimista; a questo ahimè non trovo risposte, ma soltanto giustificazioni abbastanza valide che non mi và di servire su un piatto d'argento a certe persone di mia conoscenza così superficiali e pronte a spregiudicare. Cresco, esisto e muoio ogni giorno per ogni settimana, seguendo una routine che non è mia. Ma sarà poi vero che non mi appartiene? Gli Aerosmith dicono che nessuno sa qual'è la strada da percorrere, ma io credo che almeno c'è stato dato il potere di scegliere quale seguire. Ma se la scelta viene condizionata, oppure minacciata dagli eventi? Eventi con due braccia, due gambe e nessun cuore? O peggio ancora col criceto in coma? O ancora: se la scelta fosse così folle da non poter esser messa in pratica? Scelte scelte e ancora scelte. Troppe per qualcuna che pensa fin troppo. E poi è normale pensare così tanto? Farsi e creare così tanti problemi? E chi ha ragione dei miei conoscenti: chi mi reputa una persona matura, o chi una bimba spocchiosa? Non so più cosa pensare, dunque, dopo essermi illusa di aver trovato persone speciali e aver trovato appoggi indispensabili in altre del tutto impensabili. Il pensiero è quindi aberrato, frantumato in mille pezzi, sprofondato nel caos. Ho nutrito qualche speranza in merito alla prima possibilità, che io fossi abbastanza matura. Ma oggi la mia Mery mi ha fatto notare che prima di ogni altra cosa devo mettere avanti allo specchio me stessa. E mi sto sciupando, e questo mi riporta alla seconda possibilità, ovvero che io sia una bimba capricciosa, oltre che spocchiosa. Cazzo ma perchè non ci ha creati l'Ikea al posto del Padre 'terno? Almeno saremmo nati già con un pratico manuale delle istruzioni a portata di mano, che sia stato scritto in finlandese o aramaico, poco sarebbe importato, almeno a me. Avremmo avuto una consolazione in più, e qualcosa di unico per cui vantarci. WhiteChild ha perso il senno il: Tornai, nella ormai lontana ora crepuscolare di ieri. Reduce da un natale che va alidlà dell'umana comprenzione. Non me ne voglia il maestro Guccini per avergli copiato l'epistolare frase. Ora, dico, sono arrivata verso le quattro a casa di mia nonna, accompagnata da mio zio e il suo seguito. Tanto per gradire le pile del lettore mp3 sembravano andare in collasso. All'alba delle cinque l'insulso aggeggio è deceduto, ma questo è irrilevante perchè poi avrò modo di trovare delle pile nuove. Comunque, giunta nell'uggiosa La Spezia, cittadina ligure dalle grandi potenzialità economiche e dall'odore persistente di fogne a cielo aperto e mare inquinato, mi sono accorta d'aver dimenticato l'ormai famigliare antro di quella casa che ora odio e ha accompagnato la mia infanzia. Immaginate la scena: una Accent grigia metalizzata che varca questo cancello elettrico dalle prestazioni insoddisfaenti e dalla lentezza quasi paradossale. Una sedicenne che è dovuta migrare sul sedile davanti perchè la cuginetta ha vomitato su tutto il sedile posteriore e la zia deve confortarla spirtualmente, da brava figura materna. Un uomo con la guancia gonfia a causa dell'ascesso che fuma come un turco al volante e tenta di apparire felice e spensierato dopo l'intero pacchetto di Camel light. Fortuna non siano state le Chesterfield. E poi lo vedi: questo parcheggio enorme, con l'asfalto martoriato dalle radici dei pini e dei cipressi che crescono in maniera sparsa per il terreno, gibbose e contorte. Uno sciame di macchine dalle marche assurde ( Lada, Fiat panda, Maggiolini, persino un Alfa del primo ottocento ) s'appresta ad esser sporcato dai gatti randagi della zonna, dalla pioggia, e dai pinoli che cadon giù...O peggio ancora, dalle pigne stesse cariche di pinoli. Una macchina fra tutte mi ha colpito, una Jaguar, ultimo modello. Poi verrò a sapere che apprtiene a mio padre, il quale mendica miseria ed è stato fino a ieri a Malaga. Ha parcheggiato, quel pover'uomo di mio zio. Siamo scesi, e sono stata l'unica ad entusiasmarsi per la pioggia. Gli altri mi han guardato torvi, già, guardan torvi quella ragazzina dall'aria distante e strafottente che sembra aver avuto le palle piene di quel viaggio, stretta nel finto chiodo nero, con i suoi stivali a punta e la pettinatura assurda. E a ragione. Poi, con estrema cordialità, ho varccato quel cancelletto nero dall'aria antica e la vernice scrostata che geme e trilla insieme, con quell'odioso campanaccio legato alla serratura arruginita. C'eraodore di tacchino arrosto, fagiano alle olive, rosmarino. Era Natale, gente. E mia nonna riesce solo a cucinare. Poverina, del resto nella sua vita di umile moglie casalinga ha dovuto pur perfezionare qualche arte. Ho salutato mia nonna, ho aiutato mio zio a scaricare le borse. Ero scoglionata, ma ho cercato di non darlo a vedere. Poco dopo eccoci di nuovo in macchina, stretti come aringhe in scatola. Fortuna che essendo magra risulto tascabile in certi momenti. La Accent, producendo rumori di servosterzo piuttosto sinistri, s'inerpica per curve e tornanti. Destinazione: La Lizza, paesello sfigatello di 95 anime in totale, a ridosso del mare, su una collina nebbiosa. Mi veniva da piangere. Siamo scesi di nuovo dal veicolo prima che il tabacco ci abbia provocato seri danni alla respirazione; in silenzio, abbiamo salito le scalette larghe poco più di due centimetri, assistendo alla deambulazione di mia nonna che come al solito è terrorizzata dalle salite e siamo arrivati a casa dell'altra mia zia. L'altra mia cuginetta, invero, è apparsa a me come tarchiata creatura dai grandi occhioni verdi, effige d'una primordiale ignoranza, persa nel suo mondo di luci colorate, caffettiere di plastica e Barbie dai vestiti di raso. Il tutto nell'unico spazio decente della casa, il salotto. Cena. Anche quella desolata: Cocktail di gamberi, la mia passione, ma ahimè venuti da cani; spaghetti allo scoglio, insipidi; fritto misto, su quello non ho da ridire; tiramisù, troppo poco caffè. La cosa allucinante è stato il momento che precede la venuta di Babbo Natale e antecede lo sparecchiare della tavola: il lavaggio dei piatti. " Allora Sami, come va la scuola?" - sorriso entusiasta di mia zia ( l'altra ) " Uhm, bene, salvo la matematica come al solito, e i problemi creatisi con la prof d'italiano.." - aria vaga e per nulla in vena di chiacchiere. "Quali problemi?" - faccia perplessa a inquisitoria. " Ma nulla, c'è solo chi pensa d'esser in piena rivoluzione francese e aspira alla monarchia" - sguardo provocatore, aria istrionica. " Eh anche ai miei tempi era così, i professori hanno l'ultima parola, non c'è ma che tenga" - aria da chi ne sa di più perchè è più grande. " Zia ai tuoi tempi i professori non incitavano i ragazzi a ribellarsi alle madri, e non parlavano della beat generetion con tanto ardore. Non ci serve quella prof, le han dato la cattedra per sbaglio" - sorriso con tanto di piastrine ammaliatrice. " [...] E a fidanzatini come siamo messi?" - la zia tenta di riconquistare la piena padronanza del discorso. "..." - Sam intanto sente crescere un ulcera improvvisa allo stomaco. Non pensa a chi deve pensare. Trattiene il rimorso. " Sai che non mi interesso di queste cose zia." Eppure, col senno di poi, m'accorgo di essere bugiarda. Se solo ieri stesso pensavo al sesso tutto il pomeriggio? Piccola serpe. Lo zio Andrea, l'altro mio zio, si è reso ridicolo. S'è travestito da babbo Natale per portare i doni alle piccole. Nulla di sbagliato fin qui, se si tralascia che non si deve includere nello spettacolo patetico anche un adolescente vogliosa con le manie di grandezza e i coglioni girati. Siamo tornati a casa. Sam si fionda al gabinetto per smaltire tutte quelle portate. Un ora di libertà, una sola, assieme ai miei amati fumetti di Dylan Dog. Poi bisognava lasciare il posto ai vecchi. Sono andata a letto, dopo aver cucito il reggiseno che DioSbarbato s'era scucito proprio dove s'aggancia. Non che mi serva molto, il reggiseno... Ho ascoltato i Deftones e i Placebo, alternati, per cercare una pò di gioia in quella giornata tanto grigia. E invece ho trovato solo languida malinconia, e seducente sonno. Mi son persa in quella stanza buia, che sapeva di naftalina, invocando qualche zombie di passaggio che mi venisse ad uccidere, per pietà. Efetto di manson e delle colonne sonore di RE. Ho sognato qualcosa, ma non me lo ricordo più. Brutto segno. La mattina mi sono svegliata alle dieci e mezza. Per avere un caffè a colazione, è saltato fuori uno scandalo: sono ancora troppo PICCOLA per avere la razione giornaliera di caffè, e poi bevo troppo, loro lo sanno, se continuo così andrò a drogarmi, ma magari lo faccio anche ora, e non devo, e fumo? Ho mandato tutti a cagare e me ne son andata. Maniera poco fine, infantile la mia, ma quando lo scoglionamento raggiunge livelli epici, mi duole, ma perdo le staffe. No che non sono quel genere di ragazza nonna. O meglio, lo sono, ma lo faccio con classe e rigore. Ho passato il pomeriggio chiusa in camera a osservare i miei regali: un paio di guanti, una sciarpa, un polo color vinaccia, una trusse della Pupa, un portagioie, un astuccio porta-trucchi della Benetton, 45 euro, un pigiama di Trilly ( no comment ), un completo culotte e canottiera ( niente perizoma purtroppo ) con babbo natale che brilla al buio. Vi lascio fantasticare sul giochino " abbina il mittente al regalo". Ed eccola là, la Sem, stesa sul letto come una tigella venuta male, con le cuffie nelle orecchie, circondata da fazzolletti pieni di muco giallo, e la matita che piano cola per le costanti distrazioni. Sapevo che il mio aspetto era osceno, nonostante profumasisi di Licis, per via del profumo della Fiorucci, ma mi scocciava prendere il latte detergente in borsa, quanto alzarmi. Ho chiuso la porta a chiave, e hanno avuto da ridire anche su questo, dal momento che non vengono mai in quella stanza, forse per paura del fantasma del nonno. " A Natale stai chiusa in camera cosi'! Vergonati, e vestiti meglio...che è Natale!" Fanculo il natale. E' un giorno come tanti. Gli uomini hanno un tremendo bisogno di simboli, scrisse Nico, il genio folle. Questi simboli mi appagano tuttavia xkè ricevo un mucchio di soldi senza fare nulla in cambio. Questo E' il Natale, e finchè potrò usufrirne, sarò lieta di farlo. scrissi io, in un sms di risposta. Ora penso d'aver finito. Potrei continuare ancora, ma non mi sembra il caso... si sono create delle complicazioni poi con mio padre. Ho un padre schizofrenico, io. E una vita difficile. E questa non è una giustifica. E' un accusa, per chi sa intendere.
WhiteChild ha perso il senno il:
Ecco. Odio rendermi ridicola, e odio ancor di più essere fotografata. Ma questa...foto...parla da sè. Io e Rob addormentati come due cuccioli sul letto sfatto di Sora, ieri dopo la mezza sbornia. Mi domando e dico: sarò una povera cogliona a tenere tanto a queste ed altre persone? Non trovo risposte coerenti. Ma non sento nemmeno il bisogno di averle accanto a me, quando di solito detesto trovarmi spiazzata, senza uno scoglio sicuro dove poter salvarmi da morte certa, dalla confusione, dall'umana convenzione, dal continuo ricercare risposte a sentimenti così terribili e meravigliosi. Sciagura cada su chi ancora si ostina a soffermarsi sulle apparenze. Le elucubrazioni mentali ( vedi: pippe ) che la sottoscritta ha dovuto farsi più volte nel corso di mesi e mesi sono state quindi inutili. Mi piace così: starmene in disparte, vivere la mia vita, odiare gli ipocriti, amare i miei amici, e desiderare avere vicine tutte quelle persone lontane, come anche Stefka, che vive la sua, di vita, a mille e più chilometri di distanza. Però, a pensarci meglio, sono vicine, molto più di quanto creda. Perchè sono affini al mio essere così come io al loro. E...si, sono pazza. WhiteChild ha perso il senno il: Scivola silenziosa una lacrima sul mio viso. E cade lungo la piega morbida del collo, come altre volte, mentre osservo dalla finestra il parco, così distante e uggioso da quaggiù. La febbre mi impedisce di essere lucida, così come l'alto tasso acloolico che ho in corpo. Bevute epiche di tequila, succo di pera e pampero, rumh e limone; discorsi cretini su Lot e vite distrutte; veglioni di massa fino alle 6 di mattina, per poi dormire un ora soltanto davanti a Big fish, assieme a due dei miei più cari amici, e altri mirabolanti esempi di demenza senile tipica della mia età. Questo è a grandi linee il riassunto del piccolo ritrovo di noi decelebrati Elhalyn. O meglio, di noi ~ Mi sento stupida. E profusa d'una languida apatia che mi distrugge: "...non è colpa mia se ho finito il credito tesoro, è colpa tua che sei suscettibile e non accetti il mio esser coerente sempre, l'allucinante romanticimo che mi doma e il cuore fragile. Davvero". Ma non ho il WhiteChild ha perso il senno il: |
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